lunedì 8 marzo 2010

RINNOVABILI: RADDOPPIARE L'EOLICO, SESTUPLICARE IL FOTOVOLTAICO


Torna il nucleare, e dovranno crescere le fonti rinnovabili.

Il territorio italiano offre la possibilità, entro il 2020, di raddoppiare l'energia elettrica prodotta dall'eolico e sestuplicare quella da solare fotovoltaico.
Sono dati che emergono da una stima dell'Enel, presentata durante il forum "Ambiente e sicurezza" il 5 marzo a Roma.

L'eolico può passare dai 5,6 Gigawatt nel 2010 a 12,1, mentre per il solare fotovoltaico in 10 anni i 2 Gigawatt previsti per fine 2010 potrebbero diventare 12,7.

''Per l'Italia sole e vento sono le fonti più importanti in prospettiva, ma ci dobbiamo ancora confrontare con alcune difficoltà, come la rete elettrica ancora non in grado di integrare completamente queste fonti''. Lo ha dichiarato Ingmar Wilhelm, responsabile dell'Area Sviluppo Italia Divisione Energie Rinnovabili.

La maggior parte della produzione fotovoltaica sarà ancora incentrata su piccoli e piccolissimi impianti, anche se nei prossimi anni dovrebbero entrare in funzione anche centrali di grossa taglia, come la "fabbrica fotovoltaica" in preparazione a Catania,che dovrebbe iniziare la produzione nel 2011.

Chi propugna la tesi dell'incompatibilità di ritorno al nucleare e investimento nelle fonti rinnovabili dovrà tenere in considerazione dunque i prossimi sviluppi.

Sul fronte della legislativo ''Stiamo lavorando su due atti importanti" ha spiegato Luigi Pelaggi, capo della segreteria tecnica del ministro dell'Ambiente "il rinnovo della normativa sul fotovoltaico e le linee guida sulle energie rinnovabili, ma rallentamenti dovuti alle imminenti elezioni regionali ci hanno un po' rallentato''. ''In Italia ci sono ancora molte barriere sulle rinnovabili" ha dichiarato Guido Bortoni, capo del dipartimento Energia del ministero dello Sviluppo Economico "ma anche grandi successi: sul fotovoltaico abbiamo raggiunto i 1000 Megawatt installati, siamo secondi in Europa, e dobbiamo accelerare su queste tecnologie ad esempio incorporandole sempre di piu' negli edifici".

Link: Energia: Enel, possibile boom rinnovabili entro il 2020

giovedì 4 marzo 2010

AL PADRE DI GREENPEACE PIACE IL NUCLEARE

Cofondatore con Robert Hunter nel 1971 di Greenpeace, Patrick Moore, oggi, è un convinto nuclearista.
''L'energia nucleare è fondamentale per la riduzione della Co2, ed è importante dal punto di vista ambientale perché non produce inquinamento causato invece dalle fonti fossili'', ha dichiarato Moore ospite a Roma da 'Reti', in occasione dell'incontro con Chicco Testa, autore del libro 'Tornare al nucleare'.

Il nucleare è ''l'unica energia che può sostituire la produzione derivante da combustibili fossili su scala mondiale mentre l'eolico e il solare sono troppo costose'' ha continuati il papà di Greenpeace, uscito dall'organizzazione per divergenze di vedute, tra cui quella sull'energia prodotta dall'atomo.

''L'85% di tutte le energie viene da fonti fossili, il 7% dal nucleare e il 7% dall'idroelettrico", ha argomentato Moore, "tutte le altre, rinnovabili comprese, insieme fanno l'1%''.

E il problema delle scorie?
L'idea di Moore è quella di stoccarle in ''depositi di superficie da 80 tonnellate'' in attesa che la tecnologia dei reattori nucleari ne renda possibile l'utilizzo come combustibile.

E quando si pensa alle scorie, osserva, ''non sono uguali a quelle del cartone animato dei Simpson, non si tratta di un liquido verde gelatinoso ma di materiale tipo pelletts che sarebbe meglio conservare in superficie in un deposito da 80 tonnellate'' dal momento che ''con il passare degli anni le tecnologie potranno aiutare a riutilizzare'' quei rifiuti.

Patrick Moore non è solo nel suo cambio di rotta: molti sono stati gli ambientalisti della prima ora che sono tornati sui propri passi e hanno riconsiderato il nucleare come una fonte energetica abbondante e pulita come James Lovelock, Stewart Brand e Hugh Montefiore. In Gran Bretagna Stephan Tindale, Mark Lynas, Chris Goodall, Georges Monbiot, Chris Smith of Finsbury, Nick Rosen, in Francia c’è Bruno Comby e in Australia Geoff Russel, nuovi sostenitori dell'energia dell'atomo.
Un tempo la pensavano diversamente, ma hanno cambiato idea.

Link: Nucleare: papà Greenpeace fondamentale per taglio Co2

venerdì 26 febbraio 2010

FONTI RINNOVABILI: IL CONTRIBUTO SUL FABBISOGNO ENERGETICO


Italia, Paese del Sole... ma quanto ci rende, il Sole, in termini energetici? E il vento?
Le fonti rinnovabili sono spesso invocate come panacea del malessere energetico italiano, una risorsa inesauribile e in crescita continua. A quanto ammonta oggi il contributo delle fonti rinnovabili sul fabbisogno elettrico italiano?

Cominciamo con le buone notizie: nel 2009 in Italia è aumentata la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, con un incremento del 13% rispetto al 2008. Si è passati da 58,16 TWh registrati a fine 2008 a circa 61 TWh a fine 2009: l’energia prodotta da fonti rinnovabili copre un quinto del fabbisogno nazionale.

Il fotovoltaico è il settore che è cresciuto di più: da 193 GWh a circa 1.000 GWh del 2009, con un incremento di oltre il 400%. Il settore eolico è passato da 4.861 GWh del 2008 a circa 6.600 GWh dell’anno scorso, con un aumento del 35%. Anche le biomasse crescono del 10%, e il vecchio idroelettrico passa da 41.623 GWh a circa 47.000 GWh, il 13% in più.
La produzione da fonti rinnovabili ha coperto nel 2009 circa il 20% del consumo interno lordo di energia elettrica del nostro Paese, rispetto al 16,5% del 2008.

Cifre che fanno sorridere e che ci avvicinano al raggiungimento degli obiettivi fissati dai trattati internazionali.

E ora qualche considerazione amara: a quanto ammontano, in termini assoluti, i contributi delle singole fonti rinnovabili?
Il fotovoltaico produce intorno allo 0,3% del fabbisogno nazionale, eolico e biomasse poco più del 2%. L'idroelettrico, prossimo alla massima produttività, compone tuttora quasi il 77% del totale dell'energia rinnovabile, quasi il 15% sul totale del fabbisogno nazionale.

L'autosufficienza rinnovabile, nonostante la crescita, pare ancora lontana.

Link: Relazione annuale 2009 dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas

mercoledì 24 febbraio 2010

SCORIE NUCLEARI IN UN PALMO DI MANO


Le scorie nucleari: il grande timore degli italiani, spauracchio del ritorno all’energia dell’atomo. Che fine fanno? Come risolvere il problema dello stoccaggio? Quante se ne producono?

In un post precedente abbiamo affrontato l’argomento dello stoccaggio dei rifiuti nucleari, portando ad esempio il caso della Svezia.
Cerchiamo ora di capire a quale volume ammontano queste scorie radioattive prodotte annualmente dalle centrali.

Un impianto nucleare da 1000 MWe produce annualmente 25-30 tonnellate di scorie ad alto livello vetrificate, per un volume di circa 3 metri cubi.

Per essere ancora più precisi, un francese, che consuma energia elettrica praticamente solo da fonte nucleare, produce ogni anno 3000 kg di rifiuti di ogni tipo, che comprendono 100 kg di rifiuti tossici (chimici, metalli pesanti non degradabili, etc.), che includono 1 kg di rifiuti nucleari, dei quali solo 50 grammi sono i rifiuti radioattivi pericolosi a lunga vita (oltre 30 anni).
In 70 anni di vita, insomma, un francese produce una quantità di rifiuti nucleari pericolosi del volume di una sfera grande come il palmo di una mano.

Link: Le scorie nucleari e la radio tossicità, tesi pubblicata dall’Università di Pisa

SCORIE NUCLEARI: PRESTO LE LINEE GUIDA DELL'UE

La Commissione europea è al lavoro per la redazione di nuove regole per l’eliminazione delle scorie nucleari, che saranno probabilmente presentate entro la fine dell’anno in corso.
”La gestione delle scorie nucleari è un’area importante" ha dichiarato Marlene Holzner, portavoce del commissario Ue all’energia Gunther Oettingerche, "che ha bisogno di essere affrontata sia dall’industria che dai governi nazionali”.

L’Unione europea metterà dunque a punto una "cornice comune" per la definizione a livello nazionale dei programmi di gestione delle scorie, ma le proposte non influiranno minimamente sul mix nucleare di ciascun paese che è di competenza dei governi nazionali.